don Giampaolo Centofanti – Il vulnus razionalista nella Chiesa

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In un tempo in cui il potere spoglia i popoli dei risparmi, del lavoro, della propria ricerca identitaria, tutti costringendo nella formazione e nell’informazione del pensiero unico certi settori della gerarchia ecclesiale, autorevoli periodici, offrono il loro contributo al controllo di chiunque non accetti tale omologazione. Spesso in chiave variamente sanitaria, non ci si può permettere di dissentire dalla verità assoluta propugnata “a fin di bene” da pochi. La dittatura strisciante si fa sempre più arrogante. Si parla di difesa del povero, dell’emarginato, di partecipazione del popolo ma guai a non condividere il pensiero dominante.

Sottilmente impera anche in queste frange ecclesiali un pensiero tecnicista che svuota l’uomo. Lo si può rilevare in modo lampante nell’impostazione del rapporto tra spiritualità e psicologia. Il razionalismo imperversa e si vuole imporre come verità assoluta per esempio appunto in campo sanitario talora persino per vie legali. Di un’anima disincarnata si occupi il religioso, lo psicologo si interessi della psiche.

Ma Giovanni non afferma nella sua prima lettera che ogni spirito che riconosce Gesù venuto nella carne è da Dio? Lo Spirito non scende come una colomba sul Figlio dell’uomo? Ossia senza calpestare la sua umanità ma con delicatezza, a misura, aprendola sempre più alla grazia? Allora l’insegnamento di Cristo va sanzionato perché osa affermare che solo nel suo Amore meraviglioso l’uomo può conoscere Dio e anche sé stesso?

La psicologia può specializzarsi per esempio nel conoscere certe ferite umane. Certo le risposte prefabbricate, le spiritualità disincarnate o pragmatiste non aiutano la persona a trovare sé stessa. Ma qui si dice che la psicologia non deve sostanzialmente intervenire in questo campo con proprie domande, contributi. Appunto come raramente pare aver pensato di fare, in perfetta linea razionalista. Basta che la spiritualità non si occupi a sua volta di psicologia. E quando e chi decide dove è la linea di demarcazione? Ossia di scissione dell’uomo? Gesù non ha parlato di tecnicismi.

Così emerge il disperato tentativo della dittatura tecnicista di assicurarsi un futuro: frammentare l’uomo. Invece sta gradualmente germogliando la via del discernere divino e umano del Gesù dei vangeli. In Lui l’uomo può sempre più trovare sé stesso. In Lui la psicologia può trovare le strade più adeguate per i suoi possibili contributi.

Ciò che fa rinascere l’uomo è l’Amore meraviglioso, a misura, di Dio per ogni specifica creatura. In questo Amore la persona può trovare risposte nuove alle ferite, alle strutturazioni, che appesantiscono la sua vita. E questo certo può avvenire in un cammino graduale, per il cristiano nella Chiesa e con l’aiuto di ciascuno. Ogni uomo nella propria personalissima ricerca identitaria e nello scambio con gli altri.

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