Sul Corsera è uscito un editoriale di Galli della Loggia circa la cultura della classe dirigente.

Mi pare importante che vi si sottolinei che il primo problema sociale è la formazione delle persone. Quello che drammaticamente viene non di rado nelle pubblicazioni chiamato anch’esso “capitale” umano. Ed altrettanto determinante è evidenziare quanto sia decisivo sviluppare il più possibile una istruzione a tutto tondo.

Mi chiedo però se il punto fondamentale non sia lasciare alle singole persone, al popolo, la libera scelta dell’educazione. Che possa per esempio venire impartita, per il discente che lo vuole, alla vissuta luce del credo liberamente professato e trovando anche congrui spazi di condivisione con i professori e i discepoli coetanei alla ricerca di altre identità e di altre vie formative. Una società dove l’educazione è stabilita dal potere va verso lo svuotamento. E se ne vedono sempre più le drammatiche conseguenze.

Un altro punto essenziale è che anche le future guide potranno più adeguatamente venire preparate se cresceranno in mezzo ad un popolo che appunto liberamente matura su queste vie. Persino Gesù è cresciuto con gli altri al punto che il titolo con cui più spesso si definiva era quello di Figlio dell’uomo. Una società dove l’educazione è stabilita dall’alto si svuota in varia misura di valori liberamente cercati, vissuti, scambiati e diviene una società guidata nel migliore dei casi da una pseudo elite di intellettuali a forte rischio di “tavolino”. Un sistema coi suoi codici in varia misura di cartapesta.

Qui si pongono forse le basi autentiche per tanti aspetti della vita civile, come il problema femminile. Si cresce insieme, si sviluppa la democrazia, cercando le autentiche vie della maturazione di ciascuno. Altrimenti si rischiano rivendicazioni in parte riduttive, in fondo tecniciste anch’esse e che possono finire per cercare mere forme di cooptazione nell’apparato di cui sopra. Un risultato tipico sta nel manifestare lo stesso comportamento elitario di coloro che vengono criticati come maschilisti. Poca attenzione all’accoglienza, al dialogo, con tutti. Sfiducia intellettualoide nella possibilità di imparare molto dal popolo.

Si può osservare per esempio che nel vangelo troviamo infiniti spunti di meditazione anche sociale. Furono i piccoli a riconoscere Gesù ed in Lui a promuovere un fecondissimo rinnovamento a tutto campo. E Gesù continua a venire in modo nuovo nella storia.

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