Cos’è e come si recita la Liturgia delle Ore

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Preghiera ufficiale della Chiesa

Una prima cosa da tenere presente è che la Liturgia delle ore è la preghiera più importante dopo la santa Messa, come è scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica. È la preghiera ufficiale della Chiesa, è azione liturgica in senso proprio ciò significa che è partecipazione sacramentale alla preghiera personale di Gesù Cristo: egli continua, incessantemente, quale supremo e perfetto Sacerdote, a pregare e lodare il Padre nella preghiera della Chiesa. Ciò vuole dire che anche quando la si recita nel chiuso della propria camera non si è mai da soli, ma si sta compiendo un’azione nella Chiesa e con la Chiesa. Anche se fisicamente sei da solo, in quel momento c’è tutta la Chiesa che prega assieme a te.

La recita della Liturgia delle ore ha come scopo il voler santificare con la preghiera tutto il corso della giornata.

Spiegazione di alcuni termini

Per comprendere meglio quanto seguirà mi sembra necessario premettere il significato di alcuni termini di uso frequente.

Alleluia: acclamazione che riprende una locuzione ebraica che significa “lodate Dio”. È inserita nell’introduzione di ogni Ora dopo il Gloria al Padre, tranne nel Tempo di Quaresima in cui si omette. È ripetuta sempre nel Tempo pasquale.

Amen: voce ebraica che significa “vero, certo”, passata nelle diverse lingue con leggere modificazioni. Esprime adesione, accordo, conferma di quello che si è detto.

Antifona: versetto cantato o recitato prima e dopo un salmo o un cantico.

Benedictus: cantico di Zaccaria (Lc 1, 6879); si canta nella sezione finale delle Lodi mattutine.

Breviario: dal latino breviarium, compendio. Veniva così chiamato il libro o i libri che contenevano l’Ufficio divino. La riforma successiva al Concilio Vaticano II ha sostituito questo nome con quello di Liturgia delle ore.

Cantico: brano poetico – simile al salmo – tratto da un libro dell’Antico Testamento (per le Lodi) e del Nuovo Testamento (per i Vespri).

Compieta: (dal latino significa “al compimento”) è l’ultima preghiera del giorno, da recitarsi prima del riposo notturno, eventualmente anche dopo la mezzanotte. È essenzialmente una preghiera di ringraziamento che si rivolge al Signore per tutte le grazie che ci ha elargito nella giornata trascorsa e ci introduce a un riposo sereno.

Comune: raccolta di formulari per varie categorie (dedicazione della chiesa, della beata Vergine Maria, degli apostoli, dei santi, ecc.).

Inno: composizione poetica con strofe identiche nella loro struttura metrica. Ciò permette di cantare un’unica e medesima melodia su tutte le strofe.

Intercessioni: si recitano durante i Vespri per presentare a Dio le molteplici necessità della Chiesa e degli uomini. L’ultima intenzione è sempre per i defunti. Le preghiere sono introdotte da un breve invito per suggerire la risposta invariabile dell’assemblea. Ogni formula di intenzione consta di due parti, la seconda delle quali può essere usata come risposta variabile dell’assemblea. Si può scegliere l’uno o l’altro modo di risposta.

Invocazioni: si recitano durante le Lodi mattutine per affidare o consacrare a Dio la giornata e il lavoro. Le preghiere sono introdotte da un breve invito per suggerire la risposta invariabile dell’assemblea. Ogni formula di intenzione consta di due parti, la seconda delle quali può essere usata come risposta variabile dell’assemblea. Si può scegliere l’uno o l’altro modo di risposta.

Invitatorio: è costituito da un’antifona che è ripetuta tra le varie strofe che compongono il salmo invitatorio, così chiamato perché si recita al mattino come invito alla preghiera.

Liturgia delle ore: celebrazione liturgica disposta dalla Chiesa per santificare il passare del tempo per mezzo della lode e della supplica. Per questo va divisa in “ore”, che corrispondono ai diversi momenti del giorno e della notte.

Lodi mattutine: rappresentano una delle due maggiori ore canoniche della Liturgia delle ore. Sono recitate nelle prime ore del mattino e sono destinate e ordinate a santificare il tempo mattutino.

Magnificat: cantico che la Vergine Maria pronunciò in casa di Elisabetta e Zaccaria in occasione della sua visita (Lc 1, 4655). È un salmo di lode e azione di grazie, si canta nella sezione finale dei Vespri.

Nunc dimittis: cantico di Simeone (Lc 2, 2932), si canta nella sezione della Compieta.

Ora media: secondo una tradizione antichissima, i cristiani erano soliti pregare in diversi momenti nel corso della giornata, anche durante il lavoro, per imitare la Chiesa apostolica. Questa tradizione si è espressa in modi diversi e, con l’andare del tempo, si è concretizzata in celebrazioni liturgiche. L’uso liturgico ha conservato le ore di Terza, Sesta e Nona, specialmente perché a esse si collegava il ricordo degli eventi della passione del Signore e della prima propagazione del Vangelo.

Orazione: preghiera conclusiva di ogni ora liturgica, in cui la Chiesa si rivolge a Dio Padre per Cristo nello Spirito Santo.

Ordinario: è la struttura, lo schema, secondo il quale si svolge la Liturgia delle ore.

Ore: sono momenti di preghiera ufficiale della Chiesa, distribuiti lungo l’arco di tutta la giornata. Tutte le ore hanno la medesima struttura: introduzione, canto dei salmi con relativa antifona, lettura con il rispettivo responsorio, conclusione.

Proprio: sezione dei libri liturgici con i formulari variabili dei tempi liturgici, delle solennità e feste o dei singoli santi.

Responsorio: canto che segue una lettura. Dopo il canto della prima sezione responso ℞., segue il versetto ℣․; il brano si conclude con la ripetizione della sezione finale del responso iniziale che si chiama repetenda.

Salmodia: insieme dei salmi che si recitano durante una delle Ore liturgiche.

Salterio: altro nome del libro dei Salmi. Nella Liturgia delle ore indica l’insieme dei 150 salmi, distribuiti in quattro settimane e collocati nelle diverse ore dei giorni della settimana. Sono accompagnati da inni, antifone, letture e responsori.

Tempo forte: vengono così definiti i tempi di Avvento, Natale, Quaresima e Pasqua.

Tempo Ordinario: è quel periodo dell’anno liturgico che copre la parte dell’anno nella quale non ci sono tempi forti.

Ufficio (divino): altro termine utilizzato per designare la Liturgia delle ore.

Ufficio delle letture: tradizionalmente precedeva le lodi, era infatti detto mattutino, ma ora può essere celebrato in qualunque ora della giornata. Ha lo scopo di proporre al popolo di Dio, e specialmente a quelli che sono consacrati al Signore in modo particolare, una meditazione più sostanziosa della Sacra Scrittura e le migliori pagine degli autori spirituali.

Vespri: si celebrano quando si fa sera e il giorno ormai declina, «per rendere grazie di ciò che nel medesimo giorno ci è stato donato o con rettitudine abbiamo compiuto» (San Basilio).

L’anno liturgico

La Liturgia delle ore si basa sull’anno liturgico, che è il ciclo temporale in cui la Chiesa cattolica celebra nel corso di un anno la storia della salvezza, dalla nascita di nostro Signore Gesù Cristo, continuando con la sua morte e risurrezione fino al dono dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste. Il tutto si sviluppa nell’arco di un anno.

L’anno liturgico inizia con la prima domenica d’Avvento e termina con il sabato della trentaquattresima settimana del Tempo Ordinario.

Le varie ore sono composte da diverse parti che si scelgono in base al giorno dell’anno liturgico in cui ci si trova.

I giorni dell’anno liturgico

I giorni che compongono l’anno liturgico possono essere:

  • domeniche e solennità, celebrazioni dei misteri della vita di Cristo e dei santi che hanno maggiore importanza liturgica. Hanno la peculiarità di avere i primi vespri (che si celebrano la sera prima) e i secondi vespri (che si celebrano la sera del giorno medesimo), quindi il sabato e i giorni prima delle solennità non hanno i vespri;
  • feste, celebrazioni dei misteri della vita di Cristo o dei santi che hanno importanza liturgica media;
  • memorie, celebrazioni dei santi che hanno minore importanza liturgica;
  • memorie facoltative, celebrazioni facoltative dei santi che hanno minore importanza liturgica;
  • ferie, giorni liturgici nei quali non si celebra nessun mistero della vita di Cristo e nessun santo.

Pasqua, Quaresima e Pentecoste

Il fulcro dell’anno liturgico è costituito dal Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù Cristo. Alle celebrazioni della Pasqua viene premesso un periodo di preparazione e penitenza, denominato Quaresima, che inizia il Mercoledì delle Ceneri e dura 40 giorni. Dopo la Quaresima inizia la Settimana Santa che comincia con la Domenica delle Palme e della Passione del Signore e termina col Triduo Pasquale composto dal Venerdì santo, dal Sabato santo e dalla Domenica di Risurrezione, che è appunto la Pasqua.

Dopo la Pasqua comincia un periodo di 7 settimane, chiamato Tempo Pasquale, che inizia con l’ottava di Pasqua (gli otto giorni compresi fra la domenica di Pasqua e la successiva domenica) e si conclude con la domenica di Pentecoste.

Natale, Avvento ed Epifania

Altra solennità importante è Natale, preparata anch’essa da un periodo in cui rivivere l’attesa di Cristo Signore e prepararsi per il suo ritorno glorioso o parusia (Avvento). L’Avvento non ha una durata fissa, in quanto inizia la quarta domenica antecedente il giorno di Natale.

Dopo il Natale si apre un periodo chiamato Tempo di Natale, che ha inizio con l’ottava di Natale (periodo di otto giorni a partire dal Natale) e si conclude con la domenica dopo il 6 gennaio (solennità dell’Epifania) con la festa del Battesimo di Gesù.

Tempo Ordinario

Il periodo rimanente è detto Tempo Ordinario ed è costituito da 33 o 34 domeniche. L’ultima domenica (quella precedente all’Avvento) ricorre la solennità di Cristo Re dell’Universo.

Le altre festività più importanti

Oltre alle festività già illustrate, nell’anno liturgico hanno spazio altre celebrazioni, per conoscerle si può consultare il Calendario Romano generale.

Le lettere degli anni

L’anno liturgico nelle letture domenicali della santa Messa segue un ciclo triennale contraddistinto da una lettera: A, B, C. La sua indicazione è necessaria per scegliere alcuni parti dell’ora che si celebra. La lettera corrisponde all’evangelista di cui si legge prevalentemente il Vangelo nella santa Messa in quell’anno: A corrisponde a Matteo, B a Marco e C a Luca. In tutti gli anni alla lettura del Vangelo prevalente si unisce quella di alcuni brani del Vangelo di Giovanni.