Controcanto teologico al «Deus ex machina»

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Non è stato Dio a «mandare» l’epidemia di Covid-19. A provocarla è stato il comportamento scorretto degli uomini, in particolare sul piano igienico ed alimentare.

Per il medesimo motivo, non sarà Dio a «fermare» l’epidemia, con una spettacolare e fulminea iniziativa dall’alto del suo Cielo. Questo è un immaginario mitologico pagano da «Deus ex machina», che si pone in netto contrasto con la fede di Gesù Cristo.

Invocare Dio affinché trasformi magicamente le pietre in pane è considerato da Gesù un tipo di tentazione da superare, non una forma di preghiera da raccomandare.

Dal punto di vista religioso, è sensato domandare a Dio che intervenga di fronte ad una particolare situazione di necessità. Nondimeno, dal punto di vista evangelico, deve essere chiaro che chi prega si rende sempre disponibile ad essere coinvolto attivamente nella risposta stessa di Dio.

Secondo la testimonianza di Gesù il Figlio, l’iniziativa salvifica di Dio ha bisogno – per essere fatta «come in Cielo così in terra» – di incarnarsi attraverso l’opera umana. Dunque, nel caso dell’epidemia che ci colpisce, è in gioco in particolare l’opera della «cura», intesa non solo come efficace applicazione delle terapie mediche, ma anche – o forse soprattutto – come buona pratica della dedizione fraterna.

Per essere ancora più concreti, c’è un modo semplicissimo e alla portata di tutti per lasciarci coinvolgere nell’iniziativa di Dio: rispettare rigorosamente l’ingiunzione a rimanere in casa, con la sola eccezione dell’assoluta necessità. Se non fossimo capaci neppure di questa forma minimale della dedizione fraterna, continuare a ripetere «Signore! Signore!» non sarebbe altro che un inutile esercizio di superstizione miracolistica.

Di don Duilio Albarello