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card. Gianfranco Ravasi – Maria, «bella ragazza»

Ora su Nazaret incombe l’imponente mole della basilica dell’Annunciazione, opera dell’architetto Giovanni Muzio, la cui prima pietra fu posata da san Paolo VI durante il suo pellegrinaggio nel 1964. Oltre ai resti dei precedenti edifici bizantini e crociati, nel santuario è inglobata anche una grotta che la prima comunità cristiana nazaretana aveva adattato a luogo di culto e che probabilmente era stata scelta perché aggregata alla casa di Maria. Lo scopritore, il francescano archeologo Bellarmino Bagatti, così descriveva quanto era apparso sull’intonaco di quella camera.

«C’era un’iscrizione in lettere greche, XE MAPIA, cioè cháire Maria, Ave Maria. L’ignoto fedele aveva voluto ripetere il saluto dell’angelo. L’intonaco di un’altra pietra conteneva molti graffiti tra i quali uno con la parola armena keganuish, “bella ragazza”, un titolo che i cristiani di questa comunità sogliono dare a Maria. Perciò nella stessa casa di Maria si praticava il culto di lei fin dalle origini della Chiesa, perché lì essa era stata scelta a madre di Cristo».

Ebbene, lunedì prossimo la liturgia celebrerà la solennità dell’Annunciazione di Maria e noi – nella nostra serie di figure femminili presenti nel Vangelo di Luca – abbiamo voluto riproporre quel volto, unico tra le altre donne, proprio attraverso il saluto iniziale dell’angelo Gabriele: «Entrando da lei disse: Rallegrati (cháire), piena di grazia: il Signore è con te». Leggendo quella pagina di Luca (1,26-38) la fantasia corre spontanea all’intatta freschezza dell’Annunciazione che il Beato Angelico dipinse in una cella del convento di San Marco a Firenze, anche se già dalla fine del II secolo la scena era stata tracciata nella catacomba di Priscilla a Roma.

UN VILLAGGIO IGNOTO

Ritorneremo su questa pagina lucana durante il mese tradizionalmente mariano, maggio. Ora ci accontentiamo di sostare anche noi davanti a quella ragazza di un modesto villaggio ignoto alla Bibbia che, «molto turbata, si domandava che senso avesse un tale saluto», modellato sulla base di un mini-salmo presente nel libro del profeta Sofonia: «Rallegrati, fišglia di Sion… Il Signore, tuo Dio, nel tuo grembo è un salvatore potente» (3,14-17). Abbiamo tradotto l’ultima frase con un’espressione che ben s’adatta alla Madre di Dio: «Nel tuo grembo» è, infatti, la resa letterale dell’ebraico bekirbek, di solito tradotto con la formula corretta ma anodina «in mezzo a te». Gerusalemme, infatti, è raffišgurata con la simbologia femminile («fišglia di Sion») e nel suo centro-grembo c’è il tempio, sede della presenza divina.

Ora, Luca in Maria fa balenare in filigrana la tipologia dell’arca dell’alleanza e della figlia di Sion nelle quali Dio è insediato. Significative, al riguardo, sono le parole dell’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio» (1,35). Anche sull’arca dell’alleanza incombeva l’ombra protettiva di una nube (Esodo 40,35). Veramente si compirà nella Madre del Cristo quanto dichiarava sant’Ambrogio: «Maria non è il Dio del tempio, ma il tempio di Dio». Un mirabile principio di verifica dell’autentica devozione mariana che dev’essere sempre cristologica. Non per nulla la liturgia considera la solennità dell’Annunciazione una «festa del Signore».

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