Avvento… tempo del desiderio

127

Eccoci all’inizio dell’Avvento, costituito dalle quattro settimane che ci incamminano verso il Natale e che, per i cristiani di occidente, segnano il principio dell’anno liturgico. Vorremmo allora, condividere con te questo tempo “forte” e affidarti alcune meditazioni – riflessioni, che, partendo proprio dalla Parola di Dio consegnataci dalla Chiesa nelle quattro domeniche di Avvento, ti aiuteranno a comprende re e a riscoprire le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.

Queste riflessioni ti raggiungono attraverso quel mezzo di comunicazione che ti tiene incollato a  sé per molte ore lungo il corso della giornata: il computer. Ci piace pensare, che la lettura attenta di questi contributi possa riaccendere in te il desiderio di accogliere Cristo che viene in una maniera tutta nuova.

È forse possibile parlare dell’uomo senza parlare anche dei suoi desideri?  Sembra proprio di no.  Anzi qualcuno ha addirittura affermato che l’uomo è un “essere di desiderio”, che si proietta incontro   al domani ricercando e sperando sempre qualcosa di più e di meglio per la propria vita.

Dunque, è quotidiana esperienza quella del desiderio. E infatti  non c’è alcuno  che  trascorra  una  sola giornata senza vivere con intensità questa tipica tensione dell’animo umano.

Ma qual è l’oggetto dei suoi desideri? E c’è forse un unico oggetto verso cui si protende,  spesso     con ansia, il cuore dell’uomo? Guardandoci attorno e guardando in noi stessi sembrerebbe di dover affermare che molti, anzi moltissimi, sono le attese che ciascuno coltiva dentro di sé. Però, uno sguardo più attento è capace di intuire una segreta e irresistibile attrattiva che si nasconde dentro ogni desiderio umano.

E di questa segreta e irresistibile attrattiva ci parla l’Avvento, tempo liturgico del desiderio. Sant’Agostino, in  una  bellissima  pagina  nella  quale  dà  sfogo  al  suo  animo  ardente  di  attese  e    di aneliti, così prega: «Che cosa farà, o Altissimo Signore, questo esule, che è così distante da Te, ma che a Te appartiene? Che cosa farà il tuo servo tormentato dall’amore per Te e gettato lontano dal tuo volto? Anela a vederti e il tuo volto gli è troppo discosto. Desidera avvicinarti e la tua abitazione è inaccessibile. Brama trovarti e non conosce la tua dimora. Si impegna a cercarti e non conosce il tuo volto Signore, Tu sei il mio Dio, Tu sei  il mio Signore e io non ti ho mai visto. Tu mi hai creato e ricreato, mi hai donato tutti i miei beni, e io ancora non ti conosco. Io sono stato creato per vederti e ancora non ho fatto ciò per cui sono stato creato».

In Agostino sono le labbra di un cristiano fervente a parlare. Eppure nelle sue splendide affermazioni non ci è difficile cogliere i nascosti e più veri moti dell’animo umano di sempre. C’è un senso di attesa e di speranza che tutti ci avvolge in ogni tempo della storia: a volte inconsapevole, spesso avvolto nell’oscurità,  altre   volte    frammisto    alle    molteplici e  immediate fruizioni  che    sono  oggetto del nostro desiderare.

E tuttavia, andando al di là dell’immediata sensazione, ci si accorge che tutto questo rivela un desiderio mal sopito di assoluto, di eterno e di infinito il cui nome è uno solo: Dio.

Così il tempo di Avvento ci educa. Ci educa a ritrovare nei molti movimenti del nostro animo che tendono a qualcosa di indistinto o, se distinto, di immediato e passeggero, la richiesta di un incontro che sia risolutivo per la nostra vita e per le attese che in essa vi sono. Perché in Avvento non si vive altra attesa se non quella di Dio che si fa uomo per noi e per la nostra salvezza, portando a compimento in modo assolutamente insospettabile ogni più vero desiderio del cuore umano.

Imparare a riconoscere l’affascinante presenza di Dio nella molteplicità dei nostri desideri è saggezza di cui abbiamo bisogno: per capire il senso vero della vita, per operare quelle scelte che ci conducono a essere concretamente in sintonia con quanto ci è stato dato di capire.

In un contesto culturale di desideri miseri e di attese da poco, l’Avvento è il tempo che la Chiesa ci offre per ritrovare la via dei grandi desideri e delle attese che contano.

Se l’Avvento è, dunque, il tempo del desiderio e il tempo dell’educazione al vero desiderio, nondimeno questo tempo forte dell’anno liturgico è periodo di speranza. Chi desidera, spera. E più si desidera, più si spera. Desiderare Dio riconosciuto come Salvatore della propria vita significa sperare: sperare lui, la sua presenza, la sua parola, il suo amore in un grado sempre più intenso e appagante. E significa sperare in lui, come in qualcuno del quale si sa di potersi fidare, perché sempre fedele alle sue promesse di verità, di libertà e di felicità. In un contesto storico nel quale spesso si sente, nella stessa comunità cristiana, povertà se non assenza di speranza, urge recuperare i motivi di una grande e inesauribile speranza. I motivi sono in Cristo. Il motivo è Cristo. E, dunque, l’Avvento è tempo di speranza.

Desiderio e speranza sono come due attitudini dello spirito umano la cui voce silenziosa si chiama preghiera. Chi prega esprime grandi desideri, dimostra profonda speranza. Ecco perché l’Avvento è il tempo di una più intensa e costante preghiera. Diceva Sant’Ambrogio: «Non è forse vero che, quando desideriamo e speriamo l’arrivo di qualcuno, noi teniamo gli occhi fissi verso il punto da dove ci aspettiamo la sua venuta? E così noi ci consumiamo nella lunga tensione di una quotidiana attesa».

Tenere gli occhi fissi, consumarli nella lunga tensione di una quotidiana attesa: questa è la preghiera cristiana, quella preghiera che siamo chiamati a coltivare nel tempo della preparazione al Natale.

Si prega tenendo gli occhi fissi attorno a noi per scorgere la venuta di Colui che è nostro Salvatore. Si prega consumando gli occhi del cuore per amore di colui che si attende.

Noi lo sappiamo: nella mangiatoia dove giace il Bambino Gesù avvolto in fasce sta l’oggetto vero e unico dei nostri desideri e della nostra speranza. In quel punto i nostri occhi si fissano e trovano il premio di una lunga attesa d’amore.

Che Natale sia per tutti questa esperienza di grazia e di gioia.

Che Natale sia per tutti incontro con Cristo Signore, unico Salvatore del mondo e, dunque, pacificazione di ogni desiderio, approdo di ogni speranza, termine di ogni preghiera.

Buon cammino…

Articolo precedenteAvvento: tutti alla “scuola” di Gesù
Articolo successivoDehoniane – Commento al Vangelo del 21 Novembre 2018