14 Dicembre: San Giovanni della Croce, Sacerdote e dottore della Chiesa

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«Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo»

Rev. D. Joaquim MESEGUER García
(Sant Quirze del Vallès, Barcelona, Spagna)

Oggi, celebrando San Giovanni della Croce, scopriamo uno specchio in cui vediamo noi stessi riflessi. Ma quando i santi sono uno specchio, finiamo scoprendo che non facciamo tutto per Dio, che noi siamo egoisti e che nella nostra vita c’è poco di preghiera.

Guardare i santi ci spaventa, perché sono dei profeti che chiamano alla conversione e ci ricordano le parole impressionanti di Gesù: «Chi non porta la sua croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo» (Lc 14,27).

San Giovanni della Croce ci aiuta a vedere il cammino che dobbiamo seguire e ci incoraggia a tornare al Maestro, anche se ci trovassemo nella notte del peccato e della tiepidezza. Giovanni della Croce sentì l’amore divino; lui, piccolo di statura, è stato grande in sofferenza; il suo nome lo suggerisce: “Giovanni della Croce”.

Da una croce che porta a grandi doni divini, che molti desiderano ottenere, ma senza dover passare attraverso lo stretto sentiero che porta a loro. Noi portiamo la croce perché non c’è scelta, ma ci lamentiamo e protestatiamo per il peso che dobbiamo portare, e vediamo la vita come una brutta notte trascorsa in una cattiva locanda.

Ci sono delle persone che portano la sua croce e la rendono allegri, perché sono capaci d’ amare: sono i santi. Ma è che essi non ebbero problemi? Certo!, Ma si sono aperti ad uno sguardo diverso, perché sapevano dov’è la fonte di vita che sorge sempre.

I santi sono un modello, ma non vogliono essere imitati, ma a Gesù Cristo; San Giovanni della Croce si espressa bene quando dice: «Non pigliar mai per esemplare l’uomo, in quel che tu abbi a fare, per uom santo che sia, perché ti metterà il demonio davanti le sue imperfezioni; ma imita Gesù Cristo, che è sommamente perfetto e sommamente santo, e non cadrai in errore».

Testo del Vangelo (Lc 14,25-33)

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.

Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.

Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».