Dopo 33 anni che Radio Radicale, per generale riconoscimento, ha svolto e svolge un servizio pubblico senza precedenti e senza confronti possibili, si è forse sul punto di impedirle proprio questa funzione e proprio nell’attuale contesto della comunicazione e della democrazia in Italia.
Al di là del pensiero politico, questo mio post è, oltre che una informazione, anche una mia personale conferma dell’ottimo lavoro svolto con professionalità da questa emittente sia per i contenuti, liberi, che offrono, sia per la collaborazione che ho avuto in precedenza nel chiedere loro informazioni.








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Se ne può fare a meno, tanto più che furono i radicali stessi a mettersi nei guai la prima volta con una campagna per la Bonino che li dissanguò. La Bonino arrivò al 10 per cento delle preferenze, ma poi il partito fu costretto a cedere metà della radio mi sembra al gruppo 105. Signori, questo è il mercato, questa è l’assenza di censure, ma anche di provvigioni. I radicali si sono sempre dichiarati contro il finanziamento pubblico dei partiti, dei giornali, contro i contributi CEE all’agricoltura. Si facciano aiutare da Soros e dalla sua open society. Si vede che è tempo di crisi anche oltreatlantico.